Internet. Esempio di anarchia?

February 28th, 2009

Ultimamente, a causa di alcune proposte di legge (il link ne è solo un esempio) definite da molti come liberticide, si sente molto spesso affermare che internet è anarchica, nel senso che non dovrebbe essere sotto il controllo di alcun governo. Ma è realmente così? Permettetemi una personale analisi sull’argomento.

Prima di tutto, come funziona a livello sociale internet? Semplificando, un individuo (oggi va di moda chiamarli netizen) decide che vuole la sua piccola fetta di internet, si prende uno spazio (pagando l’hosting o facendo tutto da casa sul proprio computer) ed eventualmente un nome di dominio. Poi prende e mette quello che si sente di mettere in condivisione con gli altri (sia esso un pensiero, un file multimediale o altro; in generale dei contenuti). E chiunque è virtualmente libero di fare ciò.

Qui sorge il primo problema: la parola ‘virtualmente’. Già, perché in qualsiasi modo la vogliamo vedere ci sono dei costi per questo (i costi di hosting o comunque la connettività) che possono cadere direttamente sul soggetto o su un gruppo/comunità (pensiamo ai provider di hosting gratuito come altervista o autistici) che comunque daranno le proprie regole e limitazioni (per esempio su altervista è vietato porre banner pubblicitari che non siano forniti dal provider stesso). E queste son già di per sé due limitazioni: il costo (pur relativamente basso) e la limitazione di libertà nella scelta dei contenuti (in questo caso ho citato i banner ma, pr esempio, almeno tempo fa, su netsons non era possibile scrivere nelle pagine nomi di programmi eseguibili, ad esempio ‘mount’). Quindi abbiamo già una prima filtrazione.

La seconda potrebbe arrivare con le varie leggi che ho citato all’inizio dell’articolo.

Detto questo, pare ovvio che se vogliamo un’internet realmente libera bisogna eliminare almeno due cose: l’interesse economico e la censura.

Fatto questo, internet, a mio modesto parere, non andrebbe comunque considerata un’anarchia (intesa in senso ’sociale’). Piuttosto una panarchia.

Mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio un forum. L’amministratore di questo forum può lui stesso applicare una censura sui contenuti, ad esempio eliminando i post sconvenienti o bannando gli utenti ‘poco comodi’ (mi è successo di trovarmi in un forum così e me ne sono andato di mia sponte). Un altro amministratore, d’altro canto, potrebbe lasciare che le cose si evolvano da sé nei vari topic.

Ora, nessuno è costretto a iscriversi ad un forum del ‘primo tipo’ (quello con regime dittatoriale), ma quel forum ha il sacrosanto diritto di star là, finché non viola le libertà altrui. O meglio, finché non ‘invade’ l’altro forum (quello, per così dire, libertario). Marthin Luther King una volta disse “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”. Mai frase, secondo me, meglio rappresenta l’etica che dovrebbe abbracciare internet.

Con questo gozzoviglio di pensieri, cosa intendo dire? Internet dovrebbe essere lasciata libera (in pieno stile etica hacker), ma considerarla un’ananrchia dal punto di vista sociale è secondo me fuorviante. Dal punto di vista ‘etimologico’ (assenza di governo) posso anche accettarlo. Ma purtroppo internet non è questo attualmente, e non lo sarà finché vi saranno interessi politici ed economici a controllarla.

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